Come estinguere l’eterno problema delle liste d’attesa infinite per risonanze/radiografie/ecografie

di | 24 Dicembre 2019

Si sa, a nessuno piace tenersi il dolore.

Men che meno piace essere costretti ad aspettare settimane e settimane in attesa di un’esame diagnostico tipo radiografia o risonanza magnetica, mentre il dolore continua a perseguitarti.

Il sistema sanitario nazionale non è organizzato per riuscire a gestire la mole di persone che deve fare risonanza, ecografia o radiografia.

La burocrazia ti gioca contro.

Per questo ti vengono proposte date improponibili, anche a un anno di distanza dalla prenotazione.

Senza contare che il massimo di quello avviene dopo, è che ti ritrovi una “diagnosi finta”.

Intendo dire che alla fine della fiera, dopo visita specialistica, otterrai semplicemente un foglio con su scritto paroloni che non sono altro che un modo più difficile per descrivere i sintomi che già conoscevi.

Nulla che abbia a che fare con la causa del tuo dolore, nonostante l’esame strumentale.

Allora voglio lanciare una provocazione:

Perché non partire direttamente col trattamento senza perdere tempo a prenotare esami?

Si, dico davvero, senza fare risonanze, ecografie e radiografie!

Sto parlando di casi di dolore muscolo-scheletrico chiaramente, non di altre branche della medicina. Attenzione, da questo mio discorso si escludono anche i casi di trauma diretto dove magari c’è il sospetto che ti sei rotto un osso, un tendine o un muscolo.

Sembra strano, ma non è così sbagliato procedere al contrario di come si fa comunemente.

Ti cito giusto qualche studio, giusto per farti capire che non sto delirando.

“A parte il consumo inutile di risorse, l’imaging prescritto ed eseguito in modo inappropriato espone inutilmente i pazienti a radiazioni eccessive, disagi e danni che derivano dalla cascata di interventi diagnostici e terapeutici (Webster et al. 2014) che spesso seguono l’identificazione di una lesione che – oltre a non essere causa del disagio sofferto – sarebbe destinata a restare silente (Rao e Levin, 2012).”

E ancora

“Quasi una persona su 5 tra quelle sottoposte a risonanza magnetica per mal di schiena non rientrano tra quelle per le quali l’esame sarebbe suggerito dalle principali linee guida internazionali (Graves et al. 2014).”

Lo so che ti viene costantemente detto “prima di fare qualsiasi trattamento è meglio capire cosa c’è sotto”…ma come vedi anche tu, gli studi non dicono questo.

Nella pratica poi si risolve anche senza esami strumentali alla mano, è questo il punto.

Non faccio questa affermazione a caso, ma costantemente ogni giorno vedo che ai fini del risultato finale, avere una risonanza in mano o meno, non fa differenza.

La chiave di questo ragionamento è che se hai dolori come lombalgia, sciatalgia, epicondilite, cervicalgia, fascite plantare, ecc… al 99% quei dolori sono conseguenze di qualcos’altro successo in passato, e spesso la causa è distante dalla zona sintomatica.

Appartengono alla grande categoria delle “disfunzioni”, non sono traumi.

Per trauma si intende nel corpo si rompe qualcosa, e viene a mancare l’integrità anatomica.

Per disfunzione si intende invece un mal funzionamento tra le parti anatomiche, ma l’integrità anatomica è conservata. Non c’è danno.

Nelle disfunzioni non c’è quasi mai associazione tra sintomi e struttura anatomica.

Perciò non ha senso fotografare un sintomo.

Non dico che non servono mai, cerca di non fraintendermi (anzi fra poco vediamo quando potrebbero invece servire)…dico solo che risonanze, ecografie, e radiografie non servono a trovare la causa dei dolori da disfunzione, quindi non ha senso accalcarsi e intasare i reparti di radiologia pubblica o privata.

Si capisce molto meglio la causa di un dolore parlando con le persone e analizzando bene la storia clinica per cercare di ricostruire tutte le dinamiche del problema.

Ora, se hai capito che la mia frase provocatoria non è una pazzia, voglio mostrarti quanto in realtà sia vantaggioso in termini di tempo e salute procedere direttamente al trattamento.

Vediamo quali risvolti può avere o come può cambiare la situazione nei 2 casi:

COSA SUCCEDE SE PRIMA FAI GLI ESAMI STRUMENTALI

1 – Entri in una triplice lista di attesa: lista per l’esame, lista per la visita specialistica, lista per il trattamento.

Che sia tramite sistema sanitario nazionale, o in forma privata, è risaputo che è sempre un terno al lotto riuscire a trovare un posto libero per fare una risonanza, radiografia, o ecografia. I tempi variano, ma possono darti un appuntamento fra 4 mesi, 6 mesi, anche 12 mesi.
Nel privato la situazione migliora, ma non a sufficienza, perché spesso si arriva ad attese di 1 mese. Non è accettabile. Se uno ha male adesso vuol star bene subito, non può tenersi il male per 1 mese.
Successivamente, entri in lista di attesa anche per fare la visita dall’ortopedico o dal fisiatra, e poi finisci in lista per il trattamento. Ulteriori attese che si sommano.
Non bene per il tuo problema.

2 – Devi incastrare 1000 terapie diverse nella tua agenda.
Spesso, il fisiatra o ortopedico di turno, decidono che devi essere bombardato di tante terapie diverse contemporaneamente. Ognuna di esse ha un tempo prestabilito per essere erogata. Quindi bisogna poi vedere se riesci a fare tutto quello che ti è stato prescritto, e devi incastrare terapie diverse (che ti portano via anche 2-3 ore al giorno) nella tua agenda personale lavorativa e famigliare.
Il più delle volte devi stravolgere la tua vita e i tuoi impegni per periodi prolungati. Se lavori, come fai?

3 – Il miglioramento (se c’è), è lento, e devi imbottirti di antiinfiammatori.
Non è assolutamente detto che il dolore passi con i trattamenti tradizionali tipo tens, tecar, laser, ultrasuoni, massaggi, ecc.
Se capita, è comunque troppo lento.
Visto che il dolore non ti passa con i sistemi tradizionali, sei costretto ad imbottirti di antidolorifici, antiinfiammatori che non fanno altro che nascondere il problema, e intanto ti cucchi tutti gli effetti collaterali a medio termine.

4 – Non hai certezza della causa.
Il fatto che nel referto dell’esame vengano scritti tanti paroloni difficili, non ti dà la certezza di aver trovato la causa del problema.
Anzi, come abbiamo visto prima, nelle disfunzioni, causa e sintomi sono distanti.
Senza contare che magari nel frattempo sono passati 2 mesi, e se per caso hai avuto miglioramento non sai più se è dovuto davvero al debole effetto delle terapie convenzionali, oppure se ti doveva passare da solo.
Quindi ti rimarrà sempre il dubbio di aver curato o meno la vera causa del dolore, con il rischio di lasciare latente un problema pronto a esplodere in futuro facendoti ulteriormente soffrire.

COSA SUCCEDE SE PRIMA FAI IL TRATTAMENTO DELLA FASCIA

1 – Puoi tranquillamente saltare lo step dell’esame strumentale, e non avere lunghe attese per fare esami, visite e trattamento.
Gli esami strumentali non servono quando si fa il trattamento della Fascia.
Non servono perché, come ho evidenziato qualche paragrafo più su, causa e sintomi non sono quasi mai nella stessa zona; quindi, per capire l’origine del problema, bisogna indagare bene la tua storia clinica, e fare una mappa delle possibili cause.
Inoltre, siccome la maggior parte delle persone si precipitano tutte a fare gli esami, la lista di attesa di un Fasciaterapeuta è più breve ed elastica, e può ricevere al massimo nel giro di qualche giorno, senza lasciare che il tuo dolore possa peggiorare ulteriormente.

2 – Un solo tipo di trattamento, da fare 1 volta a settimana.
Non devi sconvolgere la tua agenda personale. Tendenzialmente con 3 sedute totali da fare 1 volta a settimana il dolore si sistema. Non richiede così tanto sconvolgimento della tua vita e dell tua agenda no? E’ un’altra storia.

3 – Il miglioramento è più veloce di una pastiglia di antinfiammatorio.
Quanto ci mette un antiinfiammatorio a fare effetto una volta ingerito?
Per alcuni 30 minuti, per altri 60.
Con il trattamento della Fascia, il dolore cala ancora più velocemente. Si abbassa immediatamente, già dopo i primi punti trattati. Quantificando, già dopo 10 minuti di trattamento il dolore si abbassa.
Deve abbassarsi considerevolmente ogni volta che ti alzi dal lettino e deve essere tangibile, chiaro e relativamente importante. Da subito.
In altre sedi spesso succede che dopo 1000 terapie e miglioramenti 0, il massimo che ti viene detto è “aspettiamo e vediamo”.
Con un Fasciaterapeuta tutto questo non succede, i miglioramenti li devi percepire chiaramente.

4 – Garanzia di risultato.
Dopo 30-40 minuti di seduta, DEVI essere migliorato, altrimenti la seduta non la paghi. Questo è anche una forma di garanzia per te.
Quanti altri fisioterapisti, osteopati, medici possono darti una garanzia del genere?

5 – Il trattamento della Fascia è già una diagnosi.
No, non nel senso che posso dirti “il tuo problema è questo”.
Però posso fare delle ipotesi, e se poi il trattamento basato su queste ipotesi funziona, hai la certezza di aver trovato la causa.
Secondo me questo è il vantaggio più grande: se il trattamento della Fascia funziona, possiamo poi dire di aver trovato la causa; se invece fai solo l’esame strumentale, con quello in mano non hai la certezza di aver trovato la causa.
Quindi in realtà se prima fai l’esame strumentale stai perdendo tempo e stai permettendo al tuo problema di evolvere e peggiorare.
Se il trattamento va bene, come è il 95% dei casi, ti sei risparmiato tempo, soldi, esami inutili.

Se invece appartieni a quel 5% di casi dove il trattamento fallisce, allora certamente farai altri esami di approfondimento.

Perciò quando un trattamento della Fascia fallisce, è quello il momento in cui potrebbe aver senso fare degli altri esami!

C’è qualcosa che non torna, quindi si approfondisce!

Ma la norma è che il dolore si sistemi!

Se non migliora, significa che probabilmente c’è da indagare qualcos’altro, e allora si che ha senso fare un esame strumentale.

Ripeto però che stiamo parlando solo del 5% dei casi.

Se ne hai davvero bisogno, la risonanza/radiografia/ecografia la fai dopo, non è che non la fai.

Solo che a quel punto, sapendo che il trattamento ha fallito, puoi escludere delle cause e sapresti già che non devi più seguire quella strada per cercare la causa del tuo dolore.

Per esempio, magari dall’esame scopri che hai un tendine che si sta rompendo:
sapendo già che il trattamento conservativo non funziona (perché lo hai già fatto), magari ti operi prima e hai un risultato finale migliore; tanto comunque l’ortopedico, se è un ortopedico serio, prima di operare ti avrebbe detto di provare la via conservativa, il cui fallimento avrebbe confermato l’operazione.

E’ un ragionamento forse un po’ macchiavellico, ma funziona. Così alla fine eviti di perdere ulteriore tempo ed eviti di lasciare il problema lì a peggiorare!

Ma intanto il 95% delle volte l’esame strumentale non ti serve per guarire!

E’ una scommessa.

Hai il 95% di possibilità che non ti serva.

Risparmi tempo e denaro tu, e risparmia pure il sistema sanitario nazionale.

Quello che voglio ora farti capire è che a questo punto, con risonanza in mano, quel trattamento muscolo-scheletrico lo avresti fatto comunque in prima battuta, ma adesso invece lo puoi escludere e provare altre strade!

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