Fascia Senza Confini

di | 1 Ottobre 2020

Ti ho già parlato delle cicatrici e del ruolo della fascia nella loro formazione.

Se non hai ancora letto l’articolo ti consiglio di andare a recuperarlo tra le pagine di questo blog, perché ti aprirà un mondo sul come una semplice cicatrice possa avere effetti che nemmeno immagini.

Se l’hai già letto allora hai fatto i compiti come si deve, e sei pronto a capire come le cicatrici ( o in generale le lesioni della Fascia), possano essere subdole anche a grandi distanze.

Iniziamo dicendo che la fascia NON HA CONFINI!


Cosa significa questa affermazione?

Devi sapere che la fascia si estende in tutto il corpo: hai presente quando avvolgi un cibo nella pellicola trasparente?

Ecco il meccanismo è più o meno lo stesso, continui ad avvolgere il cibo finche non è bello compatto.

Fatto questo se osservi il capolavoro che hai appena eseguito, ti accorgerai che da fuori SEMBRA che i vari strati siano slegati tra loro.

Proprio qui sta l’inganno!

Un inganno che non colpisce solo te, ma spesso anche tante persone che fanno il mio lavoro, o addirittura i medici.

In verità la nostra pellicola è UNA SOLA! Non importa quanti giri hai fatto per imballare il tutto o quanto grande sia quello che hai impacchettato: è sempre e solo UNA!

Questo, ovviamente in modo più complesso, è quello che succede alla nostra fascia.

Ogni trauma, ogni frattura, ogni operazione, ogni cicatrice non colpisce solo la parte direttamente interessata, ma anche tutto ciò che sta intorno, allargandosi come le onde dell’acqua quando lanci un sasso!

Perché questa proprietà ci interessa così tanto?

Perché purtroppo chi cura il corpo spesso si dimentica ( o fa finta per comodità) del fatto che la fascia non abbia dei confini.

Questo porta a curare solo le zone subito vicine a dove qualcuno ha subito un trauma o manifesta il dolore, come se la Fascia fosse fatta a zone e non potesse andare oltre determinati limiti.

Per farti capire bene bene cosa può succedere nella realtà, ti farò un esempio pratico.

Ti parlerò di Silvia, una mia paziente che ha sofferto più del necessario per colpa di professionisti che non hanno saputo ( o voluto) vedere oltre la semplice diagnosi e i semplici sintomi.

Silvia è una signora di 55 anni, molto attiva e sportiva che però da un anno a questa parte ha dovuto drasticamente ridurre le sua attività a causa di una spalla bloccata e un collo molto dolente.

In questo anno Silvia non è stata sicuramente ferma a guardare la sua spalla bloccarsi, per quasi un anno ha passato di tutto tra palestre, osteopati e fisioterapisti, ma il risultato era sempre lo stesso: leggero miglioramento momentaneo per poi ricadere di nuovo nel baratro.

Ovviamente quando Silvia è giunta da me aveva già una sfilza di diagnosi di super esperti ( o presunti tali), che minacciavano operazioni a destra e a manca.

Il segreto in queste situazioni è fare una corretta MAPPATURA delle CAUSE, cioè capire qual è il pilastro che sta tenendo su tutto questo palco di dolori.

Se fosse una cosa facile da fare la farebbero tutti e Silvia avrebbe risolto subito il suo problema.

Purtroppo anche nel mio campo la pigrizia e l’adagiarsi su diagnosi o referti fatti da altri regna sovrana.

Io invece non mi sono fermato li, ho voluto continuare a indagare, ma non su collo e spalla dove ormai chiunque aveva detto la sua, ma andando a scavare nella sua storia.

Non lo sto dicendo per auto-incensarmi.

E’ solo una pura considerazione tecnica.

E’ da stupidi continuare a bombardare di terapie una zona del corpo che non porta a risultati.

Perciò ho dato per scontato che dove si erano soffermati tutti non ci fosse la causa del dolore, e ho cominciato a guardare altrove.

A livello di traumi o operazione al collo infatti, non c’era mai stato niente.

Tuttavia il corpo di Silvia era stato colpito da un altro trauma sottovalutato da tutti, e che in realtà a suo tempo aveva già dato problemi simili.

Un parto cesareo.

Ma non uno, ben DUE.

Non trovando altri particolari avvenimenti nella sua storia clinica ho deciso di “aprire” i fantomatici confini che si erano creati anche nella testa di Silvia e procedere trattando la zona del cesareo.

Nemmeno il tempo di dirlo, e il dolore cervicale è passato dopo una sola seduta, e miglioramento netto della mobilità della spalla alla seconda.

Magia? Proprio no!

Un’attenta analisi (la MAPPATURA DELLE CAUSE) sommata a un TRATTSAMENTO FASCIALE preciso.

Un anno contro una seduta!

Ricorda: la fascia non ha confini!

Zone molto distanti tra loro possono influire le une sulle altre perché la Fascia è una e copre tutto il nostro corpo.

Bisogna solo avere l’occhio , l’esperienza e la capacità di capire da dove parte tutto, senza porsi dei limiti che non ci sono.

Quindi se anche tu pensi di essere vittima di questa pigrizia clinica, se stai andando avanti da anni alla ricerca di una soluzione che sembra non arrivi mai, richiedi la tua MAPPATURA delle CAUSE.

Scopriremo insieme l’origine dei tuoi problemi e con il TRATTAMENTO DELLA FASCIA potrai risolvere all’ORIGINE il problema che ti blocca da così tanto tempo!

Per oggi chiudiamo la trasmissione!

Alla prossima scoperta!

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